Adam Smulevich ricostruisce la storia di questo straordinario personaggio, filantropo, imprenditore, fondatore del Napoli calcio, al quale regalò il primo stadio della sua storia, scomparso a soli 35 anni, nel 1930, e ben presto, lui di origini ebraiche, “rimosso” dal Fascismo
Seconda stagione del Club del Mercoledì, format nato dalla collaborazione della Fondazione Museo del Calcio e dell’Aiac. L’idea era e resta quella di uno spazio informale, come quello del bar del Museo, a Coverciano, dove poter incontrare autori e presentare libri legati al calcio, con spirito colloquiale ma appassionato.
Dopo un primo ciclo di appuntamenti della scorsa primavera, il prossimo 16 settembre (ore 18) il Club riapre con un titolo di particolare interesse: “Giorgio Ascarelli: filantropo e imprenditore a Napoli” firmato da Adam Smulevich, con prefazione di prestigio come quella dello scrittore Erri De Luca.
Non ci poteva essere momento migliore di questo, legato al recente compleanno del Napoli, fondato esattamente 100 anni fa proprio da Ascarelli, l’uomo che letteralmente regalò alla città il primo stadio del neo nato club, nonché primo impianto di proprietà di una società calcistica italiana.
Nella sua breve vita, conclusasi il 13 marzo 1930, a soli 35 anni per una peritonite, Ascarelli ha avuto modo di diventare un mito per la sua città. Imprenditore visionario, filantropo e protagonista della vita cittadina, contribuì a trasformarne il volto economico e sociale, sostenendo iniziative culturali e benefiche e promuovendo forme innovative di tutela dei lavoratori. Il suo nome come detto è legato soprattutto alla nascita del Napoli. Per Ascarelli il calcio non era soltanto uno sport, ma uno strumento di coesione civile e identità condivisa. Animato da questa visione, realizzò a proprie spese uno stadio moderno e all’avanguardia.
Adam Smulevich restituisce il ritratto di un uomo profondamente legato alle proprie radici ebraiche e al destino di Napoli. Alla sua morte migliaia di persone si raccolsero per rendergli omaggio. Eppure, pochi anni dopo, il regime fascista ne cancellò il nome dallo stadio da lui voluto, oscurando progressivamente il suo lascito. Questa biografia restituisce alla storia e alla memoria collettiva il volto di un protagonista dimenticato del Novecento italiano.
09.09.2026

