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La scuola italiana non ha confini: Farioli e Maresca

Porto-Manchester City ha messo di fronte Francesco Farioli ed Enzo Maresca, due espressioni diverse e prestigiose della scuola tecnica italiana. Percorsi costruiti attraversando Paesi, campionati e culture calcistiche differenti. AIAC è al fianco loro e di tutti gli allenatori italiani impegnati nel mondo: oltre il risultato, il club e ogni confine.


Ci sono partite nelle quali il risultato racconta molto. E altre nelle quali, per una volta, racconta soltanto una parte della storia.


Porto-Manchester City, prima giornata della Champions League 2026/27, appartiene probabilmente alla seconda categoria. Il City ha vinto 2-0 al Dragão grazie a una doppietta di Erling Haaland, arrivata nella ripresa, al termine di una gara nella quale il Porto ha provato a restare dentro la partita anche dopo lo svantaggio.

Ma sulle due panchine, quella sera, c’era soprattutto un piccolo manifesto della scuola italiana degli allenatori.


Da una parte Francesco Farioli, 37 anni, alla guida del Porto. Dall’altra Enzo Maresca, 46, chiamato a raccogliere al Manchester City una delle eredità tecniche più impegnative del calcio contemporaneo, quella di Pep Guardiola. Due allenatori italiani arrivati allo stesso palcoscenico attraverso strade profondamente differenti e, proprio per questo, capaci di raccontare la ricchezza della nostra cultura tecnica.


Farioli rappresenta uno dei percorsi più originali della nuova generazione. Gli studi in Filosofia all’Università di Firenze, una tesi dedicata all’estetica del calcio e al ruolo del portiere, poi il lavoro sul campo proprio come preparatore dei portieri e l’esperienza al fianco di Roberto De Zerbi. Quindi il viaggio: Turchia, Francia, Olanda, Portogallo. Fatih Karagümrük, Alanyaspor, Nizza, Ajax e infine Porto. Nel suo primo anno alla guida dei Dragões ha conquistato il campionato portoghese, chiuso con sei punti di vantaggio, portando contemporaneamente la squadra fino ai quarti di Europa League.

È una carriera che parla di studio ma soprattutto di disponibilità ad apprendere, adattarsi, rimettere continuamente alla prova le proprie convinzioni. Del resto lo stesso Farioli, dietro l’etichetta spesso utilizzata di “allenatore filosofo”, ha sempre rivendicato una dimensione molto concreta del mestiere: le idee hanno valore quando riescono a diventare lavoro quotidiano, allenamento, organizzazione, relazione con i calciatori.


Maresca ha seguito una strada differente, ma altrettanto internazionale fin dalle origini. Giovanissimo lasciò l’Italia per l’Inghilterra, iniziando al West Bromwich una carriera da calciatore che lo avrebbe poi portato a vestire, fra le altre, le maglie di Juventus, Fiorentina, Siviglia, Sampdoria e Palermo. Da tecnico ha continuato a muoversi, osservare, apprendere.

Manchester è stata una delle sue grandi scuole: prima l’Elite Development Squad del City, condotta alla vittoria della Premier League 2, poi il ritorno nello staff di Guardiola nella stagione del Treble. In mezzo e dopo, esperienze diverse e decisive: Parma, Leicester, con il quale ha conquistato la Championship e la promozione in Premier League, quindi Chelsea, portato ai successi in Conference League e nel Mondiale per Club. Ora il Manchester City, che gli ha affidato la propria prima squadra con un contratto triennale.

Alla vigilia della sfida del Dragão, parlando proprio del percorso condiviso con Farioli lontano dall’Italia, Maresca ha osservato che «all’estero si cresce di più», precisando che il ragionamento non riguarda soltanto gli allenatori italiani.


È forse questo il punto più interessante.


Non necessariamente una fuga. Non una contrapposizione tra Italia ed estero. Piuttosto, la capacità di mettersi in viaggio.

Allenare fuori dal proprio Paese significa entrare in contatto con lingue, abitudini, metodologie, sensibilità e culture sportive differenti. Significa imparare a comunicare con spogliatoi internazionali, comprendere nuovi contesti, modificare senza rinnegare, contaminare la propria idea di calcio mantenendo riconoscibile la propria identità professionale.

E in questo senso Farioli e Maresca sono due storie individuali ma anche due esempi di un fenomeno molto più ampio.

Sono numerosi gli allenatori, preparatori atletici, preparatori dei portieri, match analyst e componenti degli staff tecnici italiani che ogni stagione portano il proprio patrimonio di conoscenze fuori dai confini nazionali. Lo fanno nei grandi campionati europei e nelle competizioni internazionali più prestigiose, ma anche in realtà meno esposte ai riflettori: lavorando quotidianamente nella formazione dei calciatori, nello sviluppo dei club, nei settori giovanili e nella crescita di interi movimenti calcistici.


È anche lì che si misura il valore della scuola tecnica italiana.


Non soltanto attraverso le coppe sollevate o le notti di Champions League, ma nella capacità dei nostri professionisti di essere riconosciuti, scelti e apprezzati in sistemi calcistici profondamente differenti tra loro.


Per questo AIAC guarda con attenzione e orgoglio a chi allena oltre confine.


L’Associazione Italiana Allenatori Calcio vuole rappresentare e dare voce a questa comunità diffusa di tecnici italiani nel mondo, accompagnandola idealmente in ogni esperienza professionale. Perché dietro ogni allenatore che parte esiste un bagaglio fatto di formazione, cultura del lavoro, competenze, sacrifici e conoscenza costruita sul campo. E ogni esperienza maturata all'estero può, a sua volta, arricchire l'intero movimento.


Farioli e Maresca, oggi protagonisti sulle panchine di Porto e Manchester City, ne sono due interpreti di primissimo piano. Due carriere che dimostrano come non esista una sola strada per arrivare ai vertici: si può partire dal lavoro con i portieri e attraversare Turchia, Francia, Olanda e Portogallo; oppure costruire fin da giovanissimi una vita calcistica internazionale e trasformare progressivamente l’esperienza da calciatore in quella di allenatore.


Percorsi diversi. Idee diverse. Personalità diverse.


Ma una matrice comune.


Quella cultura italiana dell’allenare che continua a studiare, evolversi, confrontarsi e farsi riconoscere nel mondo.


Al Dragão ha vinto Maresca. Domani potrà vincere Farioli. Come accadrà ad altri tecnici italiani, in altri Paesi e sotto altri colori.


Per AIAC il punto viene prima del risultato.


Essere accanto ai propri allenatori. A tutti.


Dalla Champions League al campo più lontano dai riflettori. Al di là del club, del colore della maglia, della lingua, della cultura e dei confini geografici.


Perché ovunque ci sia un tecnico italiano che studia, prepara, insegna e allena, lì c’è anche un pezzo della nostra scuola.


E AIAC è con lui.

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